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DILLO TU A MAMMA’ di PIERPAOLO MANDETTA

Questa settimana ci ritroviamo per raccontarvi di un libro che ho letto e di certo non potrò parlarvene distaccatamente, dal momento che l’autore, Pierpaolo Mandetta, è mio fratello.

DILLO TU A MAMMA’, L’AMORE è SEMPRE UNA FACCENDA DI FAMIGLIA, questo è il titolo e quando ho cominciato a scorrerne le parole, ho subito capito che avrei dovuto fare i conti anche io, come lo scrittore, con le nostre origini, con i sentimenti, con le paure che attanagliano noi “giovani” in questa epoca scellerata.

Ma partiamo dalla storia, da Samuele, il protagonista, che, proveniente da Trentinara, un paesino della provincia salernitana da cui è scappato anni prima per l’insofferenza verso un luogo da cui non si sentiva amato, dovrà tornarci per confessare alla sua famiglia di essere omosessuale e che è in procinto di sposare Gilberto, il suo compagno. Si porterà dietro Claudia, fedele amica, donna cinica e cazzuta, che però, accidenti!, i più crederanno sua futura sposa. E da lì gli equivoci, le rivelazioni, i sensi di colpa, l’asfissia.

Non vado oltre nel narrarvi, non voglio privarvi del piacere di scoprire come verrà accolta la verità e quanto Samuele dovrà scoprire anche lui, su cose e persone, non senza dolore, ma anche con un rinnovato senso di libertà forse mai provato prima.

Pierpaolo Mandetta
Pierpaolo durante la presentazione del suo libro nella libreria Mondadori di Milano

Nelle pagine del libro ho ritrovato il mio amato Sud, la terra, con le sue tradizioni antiche, le melanzane imbottite di mamma, i cavolfiori sott’olio della vicina, i gatti randagi sui muretti, il caffè a ottanta centesimi, il profumo notturno di forno acceso, la brezza che sa di temporale, il vento che soffia dalle masserie e sa di fieno, le pagliette messe di fretta, il mojito a mezzanotte, al mare, i pianti trattenuti davanti ai treni che vorremmo perdere. Il Sud che mi manca da impazzire e anche quello che mi suscita tanta rabbia, che Samuele detesta con immenso dolore, per la sua sedentarietà, per una questione meridionale ancora in atto, per il senso di colpa che incombe su tutti quelli che come me, come lui, lo hanno lasciato per non soccombere a quel dolore.

Eppure, l’altra faccia del dolore non è forse la gioia? E Samuele comprende, dovendo tornare lì da dove tutto è cominciato, che con quella morte nel cuore lui dovrà farci i conti se vuole DAVVERO gioire, che quel Sud dovrà imparare ad amarlo e in ultimo, dovrà imparare ad innamorarsi della sua famiglia, sua croce e delizia, il nido che lo ha accudito, la gabbia da cui è dovuto volare via.

Samuele ad un certo punto dice: “se mi si lascia il tempo, il mio tempo, di capire e annusare, di sentirmi libero di agire, di assicurarmi che potrò svignarmela, nel caso, allora mi farò avanti spontaneamente e con gioia, e non avrò paura”. Eppure il ragazzo comprenderà anche che non sempre il proprio tempo è quello giusto, che, a volte, i rapporti, i valori, hanno una scadenza e che se non ci si sforza di recuperarli, questi andranno via per sempre. Samule non è altro che il trentenne del 2017, quello che si vede costretto a doversi inventare un lavoro, che “ama” in maniera “diversa”, che ha un’amica, sua coetanea, che s’impone la SINGLETUDINE come condizione necessaria per non soffrire, perché gli uomini, quelli veri non ci sono più, perché hanno paura di una donna che da sola è in grado di badare a se stessa, che sono inaffidabili come i messaggi sintetici che lasciano su whatsapp.

Questo libro, in sostanza, parla d’AMORE, della paura dell’AMORE, della necessità dell’AMORE, familare, fraterno, amico, e di come, per sentirsi veramente liberi, saldi nella propria conquistata adultità, si debba tornare all’amore di una madre e di un padre, che solo, se risolto, potrà generare nuovo amore.

Ho sentito molto questo libro, le parole di Samuele sono state tante volte anche le mie, i sentieri di montagna che lui percorre li conosco da che ero bambina, la famiglia, che ci descrive accuratamente, è un po’ la famiglia di tutti noi che veniamo dal Sud, con i suoi stereotipi, il suo AMORE castrante e forse imbarazzante, per cui facciamo un po’ più fatica degli altri a CRESCERE e ad amare a nostra volta. Eppure, Samuele, comprenderà il senso del suo ritorno e imparerà che: “LE PERSONE CHE SI AMANO… SE LO DEVONO DIRE. L’AMORE NON SI PUO NASCONDERE. NESSUN DIO VORREBBE QUESTO”.

Grazie Pierpaolo, con tutto l’AMORE che posso.

Chiara Mandetta