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LA SCOZIA DICE SI ALLE NOZZE GAY IN CHIESA

In Scozia la Chiesa episcopale ha annunciato che officerà e riconoscerà le nozze di coppie omosessuali, diventando così la prima chiesa anglicana della Gran Bretagna ad accettare questo tipo di unioni.

Una scelta epocale

730 delegati riuniti nell’ annuale assemblea generale della chiesa episcopale di Scozia (la Kirk) e  principale congregazione cristiana del Regno Unito, l’ 8 giugno 2017 hanno approvato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Grazie al documento pubblicato a seguito di questa assemblea, tutti i gay di fede anglicana potranno chiedere di essere sposati in una qualsiasi chiesa anglicana in Scozia.

La spaccatura con la Chiesa anglicana

Questa scelta, che segna senza dubbio un passo vero verso il riconoscimento dei diritti LGBT, ha provocato non pochi dissensi in seno alla Comunione anglicana, ossia l’insieme delle chiese riformate e anglicane di tutto il mondo che si riconoscono nella direzione della Church of England e del suo primate, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby. Un primo strappo si era già creato con la Chiesa Episcopale d’America che aveva accettato i matrimoni gay, con una conseguente “frattura permanente” con la Comunione anglicana.

In Scozia la decisione potrebbe avere conseguenze molto gravi in quanto la legge canonica è stata modificata con la rimozione della clausola del matrimonio come appannaggio esclusivo di un uomo e di una donna. Questa clausola è un fondamento della Comunione anglicana che è difesa a spada tratta dai conservatori perché originante dalle Sacre Scritture. La sua rimozione potrebbe, quindi, portare ad una scissione della Chiesa episcopale scozzese che potrebbe venire ostracizzata (cosa già avvenuta con gli americani) da un concilio delle provincie anglicane.

Obiezione di coscienza

La Chiesa anglicana conta oggi 85 milioni di fedeli sparsi nelle 38 “province” anglicane autonome nel mondo e nel sinodo si è tenuto conto anche dei diversi punti di vista dei pastori che guidano le comunità. E’ perciò stata introdotta una clausola in cui si dice che i preti che desidereranno officiare questi matrimoni dovranno ufficializzare il loro consenso, consentendo così a quanti non concordano con la decisione del sinodo di astenersi.

Si legge inoltre un messaggio di scuse per le discriminazioni passate agli omosessuali che però va in collisione con l’accusa dei conservatori che ritengono questa decisione colpevole di “un allontanamento cruciale dalla fede e dall’ insegnamento praticati dalla maggioranza delle nostre province sulla dottrina del matrimonio”.