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Rimini Summer Pride 2018: il cartello virale

Sabato 28 luglio ha avuto luogo, nella città dell’Emilia Romagna, la terza edizione del Rimini Summer Pride. Un partecipante ha sventolato un cartello che ha fatto il giro del web.

Rimini Summer Pride 2018: il cartello dello scandalo

Partita al tramonto dal centro di Rimini, la parata organizzata per celebrare l’orgoglio LGBT e rivendicare la dignità e l’uguaglianza di tutti ha avuto un grandissimo successo. Gli organizzatori hanno parlato di circa 30 mila partecipanti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. La folla che ha preso parte all’evento ha sfilato sul lungomare della città romagnola. La manifestazione è infine esplosa in una grande festa nel Parco Fellini. Presenti al pride, Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay e direttore di Gaynews e Franco Grillini, leader del movimento.Anche ospiti celebri hanno prestato il loro sostegno alla comunità omosessuale, come l’attrice Serena Grandi assieme al figlio Edoardo Ercole.

Tra le migliaia di bandiere arcobaleno, un cartello in particolare ha catturato l’attenzione. Ostentato da un giovane in canotta scura e occhiali da sole, recitava: “Porti aperti come i nostri culi”. Lo slogan ha ovviamente suscitato l’interesse e ha immediatamente fatto il giro del web, divenendo virale.

Il Rimini Summer Pride 2018: parla l’autore del cartello

Il cartello sbandierato dal manifestante del Rimini Pride ha suscitato polemiche su tutti i fronti. Ma lo stesso autore ha voluto spiegarne il significato:

“Mi chiamo Alex e sono il ragazzo che tiene in mano il cartello nella foto. Perché ho scritto quel cartello? Perché ho utilizzato proprio quelle parole? Semplice: ero certo che così facendo avrei ottenuto attenzione”.

Alex ha quindi proseguito:

“Puntualmente i media riportano solo questo tipo di immagini del Pride. Immagini e messaggi sopra le righe, provocazioni. E non importa che il 99,9% dei partecipanti sia composto da ragazzi e ragazze, uomini e donne comuni senza abiti vistosi o cartelli-shock, che vogliono solo esserci e dare un contributo alla lotta per i diritti civili. No, in prima pagina finiscono sempre certe foto”.

Il ragazzo ha concluso:

“Conoscendo bene questo meccanismo mediatico, questo giochetto facile facile, ho deciso di sfruttarlo per una buona causa, una volta tanto. Quella dei migranti che il nostro fantastico governo del cambiamento sta lasciando annegare nel Mediterraneo. Mi sono detto: certe persone ascoltano solo se provocate, provochiamole! Non mi pento affatto di questa scelta”.

 Parole volgari e tematiche delicate e molto attuali dunque, quelle sfruttate dal giovane, con l’unico obiettivo di attirare l’attenzione su di sé.