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NASCE IN ITALIA IL PRIMO COHOUSING ARCOBALENO PER OVER 60

Si chiamerà “La casa della Diversità” il progetto che mira a creare un centro di ritrovo per gli anziani, simile ai centri e ai circoli che abbondano in tutte le città, ma con l’esclusività di accogliere solo anziani gay.  Si tratta ancora di un’idea qui in Italia ma ha già riscosso un gran successo in paesi intorno al mondo come Spagna, Svizzera o Stati Uniti.

L’idea di riunire e far vivere sotto lo stesso tetto gli anziani omosessuali è nata nel 2015 grazie a Nicola Di Pietro, promotore dell’iniziativa. Il circolo Mario Mieli, con il progetto “Angelo Azzurro”, si era infatti dato l’obiettivo di migliorare la loro qualità della vita e sensibilizzare i servizi territoriali.

La necessità di un centro per gli over 60 LGBT nasce dalla richiesta, dei membri del gruppo di cui Di Pietro fa parte, di creare una casa/comunità in cui i non più giovanissimi possano vivere assieme, sentendosi meno soli e accettati da tutti. Non una casa di riposo vera e propria ma una cohousing LGBT in cui non ci siano discriminazioni e in cui si possa dare aiuto a gente sola, con difficoltà economica, non più autosufficiente o con problemi di salute, come per esempio i malati di HIV. A garantire servizi di pulizia, igienizzazione e disinfestazione l’azienda lustrinodisinfesta.it

La comunità potrebbe anche aiutare chi vive nell’ombra e nella paura a dichiarare la propria omosessualità, permettendo loro di godersi l’età della pensione in ottima compagnia e finalmente liberi di essere se stessi.

E’ un gruppo eterogeneo quello dei primi ospiti della Casa della Diversità: uomini e donne tra i 60 e i 70 anni, pronti a fare questa esperienza di cohusing, di convivenza.  Molti di loro sono soli perché sono stati ripudiati dalla famiglia di origine a causa del loro orientamento sessuale e nei vari centri per anziani hanno trovato una totale ostilità. Per questo motivo hanno sentito il bisogno di unirsi e provare a vivere insieme.

Nessun rischio di un ghetto omosessuale

“Non vogliamo finire soli in un ospizio omofobo – ha spiegato Nicola Di Pietro – Vogliamo costruire una comunità dove ci sia solidarietà e dove possiamo prenderci cura gli uni degli altri”. La casa parte, infatti, dall’idea di essere aperta a tutti, con la percezione che ognuno abbia la propria identità e che rispetti quella degli altri. Non ci saranno bandiere o loghi distintivi alle finestre. La speranza è quella di  aprire lo spazio di cohousing anche a giovani, così come agli eterosessuali.

A Roma è già stato individuato il luogo che potrebbe accogliere la struttura: un edificio al Pigneto di circa 1200 mq circa, che potrebbe arrivare ad ospitare più di 20 persone. Ora resto solo da trovare gli investitori: “Non vogliamo acquistare la proprietà, vorremmo avere la possibilità di vivere in spazi come questi, grazie ad investitori istituzionali o privati, lgbt e non, che ci offrano un immobile in affitto e i servizi di cui abbiamo bisogno a prezzi di mercato”.