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LE SORELLE JENNER E LE ALTRE FINTE DESIGNER

L’aneddoto: Kylie e Kendall Jenner, divenute famose per il reality show “Al passo con i Kardashian”, nota e ricchissima famiglia americana (un’esponente su tutti, di cui avrete sicuramente conoscenza, è Kim Kardashian), ideano una linea di t-shirt, la Kendall+Kylie Collection , su cui compaiono, sovrapposte ai volti di noti rapper e di band americane, i loro, di volti. Avranno pensato che fosse proprio giunto il momento di cavalcare l’ondata vintage anni ’90 lanciando una collezione di magliette egoriferite del valore di 125 dollari (du spiccioletti).

kendall e kylie

Sui social la gente si scatena in critiche feroci e altrettante lamentele giungono da Sharon Osborn, moglie di Ozzy (il cantante della band heavy metal Black Sabbath, che compare su una maglietta), che così si esprime: «Ragazze, non avete il diritto di mettere il vostro viso sopra a quello di alcune delle più grandi icone musicali. Continuate a fare quello che vi viene meglio… il lipgloss»; da Ferrari Sheppard, giornalista, artista e produttore di musica, che ha twittato: «Non capisco il senso delle T-shirt di Tupac di Kendall e Kylie. Tupac si batteva contro lo sfruttamento delle persone nel ghetto»; da Violetta Wallace, madre di Christopher Wallace (in arte Notorius B.I.G.), che ha commentato, furiosa, sul suo account Instagram«Non capisco perché queste ragazze sentano di poter sfruttare la morte di Tupac e di mio figlio Christopher per vendere delle T-shirt. Questo è disgustoso!».

Jenner tshirts

jenner tshirts

Naturalmente, non capisco neppure io il senso di questa linea che nulla di innovativo e bello ha aggiunto al favoloso mondo delle creazioni di moda, ma forse dovremmo chiederci cosa sia rimasto di quello sfavillante mondo. Perché quello delle Jenner non è altro che uno dei tanti casi di prodotti commerciali per mano di individui che non hanno assolutamente idea di cosa significhi CREARE, disegnare, immaginare la fattura, le stampe, la realizzazione accurata di capi che un tempo erano meritatamente definibili opere d’arte. Gianfranco Ferrè diceva:  «La mia è stata una passione, una necessità quasi fisica, di un rapporto diretto con la materia del mio creare».

Potrebbe dire altrettanto Rihanna, che pare abbia lavorato “notte e giorno” al fianco di Manolo Blahnik per ultimare la collezione SoStoned, in vendita negl store del noto designer e on-line in edizione limitata? O Chiara Ferragni, disegnatrice, per Tod’s, della sua versione del mocassino Gommino Double T e del bauletto Didon ? O ancora, Gigi Hadid, che, “matita alla mano”, firma una capsule collection, TommyXGigi, per Tommy Hilfiger, marchio di cui è testimonial d’eccezione?

rihanna x manolo blahnik

chiara ferragni per Tods

gigi hadid x tommy hilfiger

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che potrei annoveravi, dal momento che, a oggi, pare che ai designer, quelli VERI, si preferiscano personaggi NOTI che, marchiando linee d’abbigliamento, di calzature, di accessori, con il loro nome, assicureranno ai brand fior fior di quattrini. Non hanno più importanza il talento, il genio, quello autentico, il concetto, tanto caro a Yves Saint Laurent, secondo il quale: «La moda non è arte ma per fare vestiti bisogna essere artisti».

Insomma, quand’è che il danaro e la fama sono divenuti il solo strumento di valutazione, gli unici elementi indispensabili nel curriculum di chiunque perché divenga designer? E le scuole? e la gavetta? E la predisposizione al disegno? Paiono ormai credenziali del tutto ininfluenti per le case di moda, il cui unico obbiettivo è quello di ingaggiare personaggi che invece sono influenti eccome, anzi, sono nientepopodimeno che: INFLUENCER!

Da una nostalgica della moda che faceva sognare è tutto!

Chiara Mandetta